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03/07/2008

Stamattina la sveglia è suonata ed ho aperto gli occhi.
Eri li, accanto a me.
Nel mio letto, caldo di una notte d'estate, umido di me e di te
che siamo stati accanto, vicini vicini
in una notte profumata di montagna.
Ti ho tenuta tra le braccia fino all'alba, che non credevo di
riuscire ad alzarmi così presto, alle sei...
Abbiamo fatto cose che era tanto che non succedevano,
chiuso giri che non credevo di chiudere
e poi, stanchi,
ci siamo arresi alla giornata che doveva essere.
Ti ho stesa accanto a me,
ho spento la luce,
ti ho toccata ancora li dove davvero sei grande
e ci siamo addormentati.
Tu ed io tra le lenzuola aragosta
in una notte d'estate
che sa di sudore,
musica,
sogni,
di noi.
Ibanez rg270bn
Lasciala suonare e lei ti darà quello che vuoi.

on air:
Thinking About Of ... (You)
Xtra
alla chitarra Max Rosati
Ciao massimiliano,
lo sai quanto sei grande?
Ti abbraccio.
27/06/2008

GLOSSARIO.
La capacità di affrontare le situazioni nella
consapevolezza di ciò che comportano
le loro conseguenze si chiama
coraggio.
L'incapacità di valutare queste conseguenze
e comunque buttarsi a capofitto
si chiama incoscienza.
La capacità di lasciare che gli altri soffrano
perché noi non siamo capaci di
affrontare le cose si chiama egoismo,
figlio della paura.
Far soffrire gli altri per stanchezza, disinteresse
o solo perché affrontare la vita ci costa troppo
si chiama cinismo.
Lasciare che gli altri soffrano perché ci sentiamo diversi,
migliori o no non importa,
si chiama arroganza.
Sopportare la sofferenza degli altri pur di proteggere
chi amiamo o abbiamo scelto di non veder soffrire
si chiama onnipotenza,
delirio di.
Perché non siamo noi a poter decidere
chi deve soffrire e chi no.
Per quanto duro possa essere.
Far soffrire qualcuno solo perché ti ama
o non può difendersi si chiama violenza.
(vedi stupidità)
Sperare di non soffrire perchè dio ci ama
si chiama ingenuità,
perfino suo figlio ha sofferto
perchè lui realizzasse i suoi disegni.

on air:
For The Love Of God
Steve vai
13/06/2008

Arrivo in sala con il cuore tra i denti
ed il morale sotto i tacchi.
Anzi, direi dopo una giornata degna continuazione
di mesi e mesi negativi a cercare di mettere insieme
le mie aspettative, le esigenze degli altri,
a mostrare sempre la mia parte migliore,
il mio lato dolce che per anni avevo sopito a vantaggio
di un caratteraccio esplosivo che mi aveva si aiutato ma
anche cacciato in situazioni limite e creato mille guai
spesso risolti penando l'impossibile.
Avrei pagato per mandare un altro al mio posto a suonare,
provare e riprovare per tenermi in esercizio quando
la maggior parte dei pezzi li so a memoria e potrei
suonarli anche mentre dormo o guardo la TV.
Max mi vede a terra e con il suo modo ruvidamente tenero
si mette a parlare di politica, sa che mi coinvolgerà
mio malgrado. Arriva Fabio, coperto di chitarre un po meno
del solito, in effetti, che deve scappare ad una riunione
del gruppo storico e non ha la macchina.
Ecco Stefano e Antò, solito sguardo serafico ma pieni
di attenzioni anche loro. Ci sediamo sulle panche, qualche battuta,
Max insiste con la politica, gli anni 70, la lotta di classe.
Mi sciolgo.
Prendo i cases, monto la pedaliera, accordo le chitarre,
accendo e setto l'ampli, provo il microfono.
Da qualche posto dentro di me sale una forza che avevo dimenticato.
Il gusto di suonare.
Abbasso un pò la cinta, solo per sembrare ignorante
quel tanto da divertirmi.
ARALNATRAK!
Due fuori e spacco tutto.
Cazzo, dov'ero finito?
Dove mi sono nascosto in questo tempo lunghissimo
di sussurri e pastello?
Mi mangio il microfono.
Me lo mangio e chissefrega se la voce non basterà per arrivare
fino in fondo, finché ce n'è la tiro fuori senza risparmio.
Se ne accorgono tutti.
E mi diverto come non succedeva più.
Mi muovo, salto, come dal vivo, non gli dò pace, tregua,
li schianto. Li faccio suonare senza una pausa come
fossimo sul palco.
Stasera suono. Festeggio che mi ritrovo.
E da domani basta.
Basta con i sissignore, basta con i ne parliamo domani,
basta con la cravatta, il vestito e le scarpe della domenica.
Mimetica.
Come sempre.
Tanto è così che mi vedete.
E allora è così che mi avrete.
Riserverò la dolcezza, le carezze, i sogni, le incertezze
per chi mi ama, voi beccatevi i pugni.
Tanto ho sempre sognato, anche quando non si poteva,
anche quando sembrava poco meno di una cazzata e chi mi seguiva
in un nuovo sogno, in una nuova avventura, in una nuova
crociata per perdenti doc, l'ho sempre trovato.
Arrivo al penultimo pezzo senza voce, lo sapevo.
Impressioni di settembre neanche ci provo.
Arichissenefrega.
Esco dalla sala, aria fresca. Entro in macchina.
Mi sento bene, leggero, come in volo,
nel vento di maestrale.
on air:
Nel Vento Di Maestrale
Mago di Oz
raw mix 2008
voce e primo solo: OSTI
tastiere solo: MAX BUTTARELLI
secondo solo: FABIO GERBASI

08/06/2008

A casa mia c'è un'altra ragazza.
E' quella a sinistra nella foto.
Non ha ancora un nome ma abbiamo già suonato dal vivo.
E' piccolina, leggera ma con un buon carattere.
Docile da suonare, manico giusto,
un magnete al ponte cattivo quanto basta ed uno al manico
fatto apposta per dire cose dolci.
Nera come la notte, un po vissuta
con i suoi venti anni di età,
matura al punto giusto
rotondetta con il fascino delle cose vintage.
Abbiamo immaginato un valzer mercoledi notte.
Poi ci abbiamo lavorato tutta la settimana
ed ora è più che un'idea.
Forse vedrà la luce, forse rimarrà nel cassetto
come tante cose iniziate e non finite mai.
Ma c'è feeling.
E questo importa.
L'ho comprata per capriccio, pensando di non tenerla
ma adesso resterà qui con noi.
Benvenuta.
- Aria Pro II GT ST3 del 1988 -

05/06/2008
Il vento mi sta portando i rintocchi di una campana
da chissà quale chiesa giù nella valle.
Pioviggina ma ormai non ci si fa caso,
sono giorni e giorni che va avanti così.
Qualcuno è morto, gli amici si stringono agli amici,
per quel saluto che non dovrebbe arrivare mai.
Da una finestra una ragazza si affaccia
e guarda il vicolo come cercasse qualcosa o qualcuno.
E' incinta.
Il vestitino semplice tirato sul ventre, ciabatte,
capelli nerissimi raccolti.
Il contrasto è così evidente che finisce per essere scontato.
Eppure come fai a non coglierne il senso,
come fai a non pensare che la fine è solo
un punto su di una retta, un segmento di un'eternità
in continuo movimento verso quel traguardo
che chiamiamo infinito e di cui, in effetti,
non sappiamo nulla?
Adesso sono rimasti solo gli uccelli a creare un sottofondo,
un chiacchiericcio tranquillo che sembra intendere
che non è successo niente.
Un punto su di una retta, la nostra,
di tutti.
03/06/2008

Felicità.
La felicità è una piccola cosa...
Dio che post impegnativo
direte voi, miei piccoli lettori.
Mbè, se devo dirla con Trilussa la felicità è una davvero una
piccola cosa.
Ma da quando in qua le cose importanti sono piccole?
La felicità è avere qualcosa che non ti aspettavi più.
Ricevere una letterina che pensavi non arrivasse mai,
Ritrovare un amico che pensavi perso,
trovarti sulla porta la persona che
non credevi arrivasse,
ritrovare quel bracciale che ti aveva regalato lui
e, mannaggia, non lo trovavi più.
Scoprire in una foto scartata che dietro a tutti,
li dove non avevi fatto caso,
eccolo!, è rimasto per sempre sulla pellicola.
E' aver perso ed improvvisamente scoprire
che avevi vinto,
è uscire di casa e realizzare che il meteo ha toppato:
c'è il sole. Contro ogni previsione.
E' aprire la posta e trovare un messaggio,
duro, spietato, senza appello, ma è lei.
Cazzo.
E' aver paura di non sentirla più.
Poi il telefono squilla ed è lei.
Felicità è una piccola, grande, straordinaria cosa
che non ti aspettavi più.

Schizzichea...
Piove sui miei geranei, sulle surfinie e sul bonsai.
Me ne sto pc sulle gambe, piedi sul tavolo,
a guardare l'acqua venire giu
sullo sfondo delle luci della strada, del palazzo di fronte
e dei miei pensieri che riesco a rendere veri
solo se li vedo sullo schermo.
In sottofondo c'è la solita radio che a
quest'ora trasmette musica dolce.
La felpa sulle spalle ed ogni tanto una carezza
di pioggia che passa l'ombrellone sulla testa a permettere
di scrivere in questa situazione di stranissima calma.
E' finito questo weekend lunghissimo che è stato
solo un'altra attesa della prossima settimana.
Che è arrivata.
I soliti problemi, la macchina da spostare che domani c'è il mercato,
il lavoro, tutto il resto che gira nella testa e non si posa mai.
Sarà che quando hai tanto tempo per pensare le cose
anzichè migliorare peggiorano.
Così in questa notte che sembra la primavera travestita d'autunno
sarebbe meglio andare tutti a dormire. Io, i miei pensieri
e questo paese piccolo piccolo dove perfino
le case vicine sembrano discrete e distanti,
a lasciarti vivere in modo umano,
nell'attesa della prossima settimana, del ritorno del bel tempo
e di tutto quello che gira nella mia testa e non si posa. Mai.
E piove leggero leggero,
schizzichea, come dicono qui.
on air:
La luce dell'est.
Lucio Battisti
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